nuova La pubblicità è l'anima del commercio

lettura senza scroll

Come dice il nome, che deriva da “pubblico”, la pubblicità è un mezzo che ha lo scopo di far conoscere a un gran numero di persone un certo prodotto, cercando consensi intorno allo stesso e conseguente disponibilità all’acquisto. La pubblicità ha origini antiche: alcuni scritti rinvenuti sui muri delle case di Pompei declamavano la qualità dei bagni pubblici, annunciavano feste e fiere, proponevano di votare, alle elezioni, per un certo candidato. Fino alla nascita della stampa, tuttavia, la pubblicizzazione delle merci venne svolta soprattutto oralmente, tramite gli imbonitori e gli strilloni. La prima pubblicità sulla stampa, datata 1479, è inglese e propone libri, ma occorre attendere il 1630 per vedere nascere, in Francia, le prime vere pagine pubblicitarie destinate ad accogliere inserzioni a pagamento, per il momento molto semplici, in pratica limitate all’esporre il nome del prodotto. E’ soltanto nella seconda metà dell’Ottocento, come conseguenza della Rivoluzione industriale e della nascita della produzione di oggetti in grande quantità, che inizia ad imporsi la pubblicità come la conosciamo oggi. I canali di cui si serve sono i quotidiani, ricchi di annunci e i manifesti, spesso realizzati da artisti celebri. In seguito, la pubblicità non si lascerà sfuggire il cinema, nel quale entrerà fin dagli esordi: è rimasto famoso lo spot dei fratelli Lumière dedicato ad uno champagne. Infine, con l’avvento della televisione, la pubblicità riuscirà a giungere in tutte le case. Gli spot televisivi nascono nel 1953 negli Stati Uniti, mentre in Italia il veicolo pubblicitario televisivo diventato celeberrimo è stato “Carosello”, diffuso per vent’anni, a partire dal 1957, con i suoi spot presentati come piccole storie e oggi riproposto, ma con spot molto più brevi. Oggi, alla pubblicità attraverso i media, la stampa, i cartelloni e i manifesti affissi nei luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto, si è aggiunta quella sul web, praticamente onnipresente. A volte la pubblicità è più mirata e diretta e si estrinseca con la distribuzione di volantini, cartoline pubblicitarie, dépliant, cataloghi, campioncini e gadget vari (come penne, portachiavi, ecc.) e con insegne, vetrofanie, dimostrazioni ed esposizioni nei punti vendita. La pubblicità, per rivelarsi efficace, deve seguire certe regole, studiate fin dagli Anni Venti e tendenti a rendere la pubblicità stessa attrattiva, convincente, idonea ad essere letta e ricordata. Della pubblicità si occupano apposite agenzie, che studiano, progettano e realizzano le varie campagne. A proposito delle campagne pubblicitarie, balza subito agli occhi la presenza massiccia nelle medesime del gatto: non soltanto, come appare ovvio, il piccolo felino è presente in quelle che riguardano i prodotti destinati alla sua cura, come il cibo per gatti, la sabbietta, gli antiparassitari, ma è presente anche in quelle riguardanti i prodotti più disparati. Gli esperti di marketing e comunicazione si sono accorti che il gatto, al pari di donne provocanti e uomini attraenti, riesce a fare presa sul pubblico. I gatti, infatti, fotogenici per natura, affascinanti nell’aspetto e amati da tante persone, riescono benissimo a catturare l’attenzione e così vengono fatti partecipare agli spot televisivi e la loro immagine viene proposta sulle pubblicità che riguardano prodotti che nulla hanno a che fare col mondo felino. Dalla fine del 1800 il gatto è presente negli annunci pubblicitari e sui manifesti, alcuni diventati famosi, come quello firmato da Steinlein per la pubblicità del latte. Tra la pubblicità cartacea degli ultimi decenni ed attuale, troviamo gatti che reclamizzano prodotti alimentari, maglieria, televisori, antifurti, riviste, orologi, macchine fotografiche e pellicole, tappeti, ceramiche, sapone, stufe, prodotti di bellezza, gomitoli di lana, lavastoviglie, macchine da scrivere, giocattoli, pneumatici, tessuti per arredamenti, polizze di assicurazione, i phone, agenzie di ricerca lavoro e perfino siti di incontri. Tra gli spot televisivi e in rete, citiamo: quello del gel Voltaren, nel quale un simpatico gattone racconta la sua movimentata giornata dopo che la sua anziana amica umana ha deciso di curare i propri dolori con l‘efficace medicinale; quello dei biscotti Balocco, nel quale una bambina e il suo papà, che stanno facendo colazione con biscotti e latte, decidono di condividere po’ del latte con il gattino che li osserva interessato dalla finestra; quello dell’Ikea,nota produttrice di mobili, nel quale si propone una casa a misura di gatto; quello dell’auto Kia Picanto, nel quale si punta sul carattere deciso e vivace del piccolo felino; quello dell’auto Toyota Corolla, nel quale il gatto è disposto a tutto pur di fare un giro sul veicolo reclamizzato; quello della Cravendale, una società produttrice di latte, nel quale alcuni gatti si coalizzano per accaparrarsi un sorso del latte che un umano vuole tenere tutto per sé; quello della Iperceramica, nel quale un gatto e una ragazza si strusciano sul pavimento in parquet per metterne in risalto il calore e la bellezza; quello della Nesquik, nel quale il gatto diventa tigre; quello della Whiskas, nel quale invece due giovani tigrotti si trasformano in teneri gattini; quello dell’aspirapolvere Silence Force Rowenta, nel quale si mette in risalto la pulizia e la silenziosità del gatto. Va da sé che se poi l’attività o il prodotto portano nel nome o nel marchio la parola “gatto”, la pubblicità felina diventa imprescindibile. E’ il caso, ad esempio, dello “Chat Noir”, il famoso locale parigino adibito a teatro d’ombre e cabaret, per il quale il già ricordato illustratore Steinlein realizzò un manifesto diventato celebre, del sapone di marsiglia a marchio “Le Chat”, le cui scatolette con gatto e altri oggetti promozionali vanno a ruba tra i collezionisti e della “Lana Gatto”, prodotta dalle filature di Tollegno, che nel corso dei decenni hanno proposto diverse pubblicità feline realizzate con arte. A volte i gatti diventano protagonisti nei tentativi di aumentare le vendite sotto forma di oggetti distribuiti a scopo pubblicitario, come piccoli pelouche, adesivi, portachiavi e calendari. Altre volte, per attirare il consumatore, oltre che sulla pubblicità, si punta sul confezionamento dei prodotti: ecco allora, ad esempio, le uova pasquali dedicate a personaggi felini come Hello Kitty, Doraemon e Il Gatto con gli Stivali, le caramelle e i cioccolatini confezionati in scatole di latta decorate con gatti, i profumi venduti in flaconi a forma di gatto, i panettoni e le colombe proposti in scatole o vassoi felini. Tra tutte le pubblicità, cartacee e sotto forma di spot, alcune sono diventate particolarmente celebri, vuoi per il richiamo alla casa e al calore familiare, come quella della Barilla di diversi anni fa, nella quale una bambina soccorreva un gatto sotto la pioggia, vuoi per la rima, come “Fido gatto ogni gatto ne va matto”, vuoi per la simpatia del personaggio, come quella, diffusa da “Carosello”, di Gatto Silvestro che inseguiva l’uccellino Titti, ma non poteva assestargli una zampata risolutiva perché Titti si rifugiava su una confezione di pelati De Rica, vuoi per lo slogan, come “Dopo mamma gatta ci pensa Kit Kat”, vuoi per la bellezza delle illustrazioni, come diverse pubblicità della già citata Lana Gatto, vuoi per l’originalità, come quella dell’Agipgas, che presentava un gatto a tre zampe, vuoi per la situazione celebrata, come quella dei Baci Perugina che più volte, in occasione di S. Valentino, ha proposto una pubblicità con due gatti innamorati. La pubblicità vanta in tutto il mondo svariate riviste interamente ad essa dedicate, alcune a carattere divulgativo, altre a carattere scientifico; inoltre si fregia di diversi musei, tra i quali ricordiamo quello del Castello di Rivoli e quello di Parigi; ancora, può concorrere a premi in apposite manifestazioni, delle quali le più grandi sono il Gran Prix de Cannes, che si occupa della pubblicità televisiva e cinematografica e, negli Stati Uniti, il Clio Awards, che si tiene a New York. La pubblicità è diventata anche oggetto di collezionismo, collezionismo dedicato agli oggetti, ai ritagli tratti da riviste e giornali, alle cartoline, ai dépliant, ai gadgets. La raccolta può venire organizzata in modo vario. Si può rivolgere la propria attenzione a un solo tipo di oggetto pubblicitario (ad esempio, portachiavi, calendari), qualunque sia il prodotto che reclamizza, oppure optare per tutta la pubblicità che riguarda un certo tipo di prodotti (ad esempio alimentari, auto, abbigliamento) o ancora concentrare la propria attenzione sulla pubblicità di un solo prodotto (ad esempio, Coca Cola). Naturalmente gli appassionati di gatti saranno lieti di dedicare la loro preferenza ai messaggi pubblicitari che contengono piccoli felini o comunque accennano al gatto. Anche in questo caso, affinché la collezione non diventi infinita, si può decidere, ad esempio, di dedicarsi soltanto agli oggetti o soltanto alla pubblicità cartacea o, ancora, scegliere di raccogliere unicamente la pubblicità relativa a un dato periodo di tempo, quella dedicata a un certo tipo di prodotto o quella ispirata a un certo personaggio felino (esempio, Gatto Silvestro). Vista la varietà di messaggi e oggetti pubblicitari felini, ogni collezione risulterà sicuramente molto personalizzata e attraente.