storia del gatto

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La storia del gatto appare caratterizzata da tre elementi:

a) L’addomesticamento del piccolo felino, rispetto a quello di altri animali, quali il cane e il cavallo, si può definire relativamente recente;

b) Il piccolo felino è l’animale che maggiormente ha visto cambiare, a seconda dell’epoca e del luogo, il suo compito nella società e la sua considerazione da parte dell’uomo;

c) A differenza di quanto avvenuto per altri animali, la voglia di allevare il piccolo felino e di migliorare le caratteristiche delle varie razze è stata suscitata dal suo innato fascino piuttosto che da fini utilitaristici.

Si ritiene che l’avvicinamento uomo – gatto sia cominciato quando l’uomo iniziò a dedicarsi all’agricoltura, accumulando di conseguenza quantità di cibi, regolarmente messe a rischio dai topi, che il gatto era ben in grado di contrastare.

Non possiamo sapere con certezza quando la domesticazione sia avvenuta, ma abbiamo prove certe che intorno al 2600 a. C. il rapporto uomo – gatto era ben saldo in Egitto.

Anzi, grazie ai dipinti funerari e alle necropoli feline riportate alla luce dagli scavi archeologici, possiamo affermare che nell’Antico Egitto il gatto stava benissimo.

Non solo godeva di apprezzamento per la sua capacità di proteggere i granai, ma veniva addirittura venerato, tanto da essere consacrato prima alla dea Iside e poi alla dea Bastet, simbolo di vita e fecondità, che assunse le sembianze del piccolo felino.

Il gatto veniva chiamato con l’appellativo onomatopeico “Mau”, i grandi sacerdoti recepivano messaggi divini osservando il suo comportamento, la città di Bubastis, meta di pellegrinaggi, era consacrata al suo culto, in ogni casa veniva accudito e coccolato, ne era vietata l’esportazione e chi avesse osato ucciderlo rischiava la pena capitale.

Quando lasciava la vita terrena, il cordoglio tra gli uomini era grande, gli stessi portavano il lutto radendosi le sopracciglia e al defunto, avvolto in bende, sulle quali era disegnato con cura il muso, completo di occhi, naso e baffi, veniva data degna sepoltura.

La venerazione degli egizi per il gatto fu addirittura sfruttata in guerra dal re persiano Cambise, che fece schierare i suoi soldati con dei gatti come scudo, nella convinzione che gli egizi, come infatti avvenne, non li avrebbero così colpiti, per evitare di colpire anche i piccoli felini.

Il culto egizio del gatto giunse al suo culmine intorno al 950 a. C., mentre velocemente decadde, seguendo la decadenza della civiltà egizia, a partire dal 333 a. C. , quando l’Egitto fu conquistato da Alessandro il Macedone e i gatti videro sfumare la loro considerazione.
Nel frattempo, però, grazie ai rapporti commerciali con l’Egitto, il gatto era stato conosciuto dai Greci che, tramite un vivace traffico clandestino, visto che l’esportazione, come già detto, era vietata, riuscirono a portare nel loro Paese numerosi esemplari, tanto che Erodoto affermò che i trafugatori di gatti furono causa di incidenti diplomatici tra Grecia ed Egitto.
Anche i Romani trafugarono i loro esemplari, soprattutto attraverso i soldati che avevano il permesso di portare con sé un gatto, a loro rischio, al momento del rientro a Roma.

Il gatto fu apprezzato sia dai Greci che dai Romani soprattutto come cacciatore di topi, più adatto delle donnole, sino ad allora impiegate a questo scopo, in quanto non cacciava gli animali da cortile.
Durante le loro campagne di conquista, poi, i Romani portarono con sé il gatto, tanto che, alla fine del I secolo dopo Cristo, il piccolo felino era ormai presente in tutta Europa.
Grazie ai contatti commerciali il gatto arrivò anche nei paesi arabi, dove fu accolto con favore; anche Maometto aveva una gatta, chiamata Muezza e secondo la leggenda un giorno il profeta decise di tagliare la manica del vestito per non disturbarne il sonno, visto che la gatta si era placidamente addormentata accanto a lui.
Nei paesi islamici, intorno alla fine del primo millennio, la stima per il gatto riuscì quasi ad eguagliare quella provata per il cavallo.
Nello stesso periodo un uguale successo fu conosciuto dal gatto in Cina, dove era arrivato grazie ai fiorenti scambi commerciali tra i paesi mediterranei e la Cina stessa. Tale successo è dimostrato dalle innumerevoli opere in ceramica e dai vari dipinti cinesi con gatti.
Dalla Cina al Giappone, per il gatto, il passo fu breve e anche in questo altro paese orientale è dalla fine del primo millennio che gode di un notevole apprezzamento per la sua bellezza ed inoltre viene considerato un simbolo di buona fortuna.
La fine del primo millennio segnò invece l’inizio di un brutto periodo per i gatti d’Europa.
Proprio il suo caratteristico fascino che incantava i giapponesi, unito al suo sguardo magnetico e al suo fare un po’ misterioso che lo avevano portato ad essere divinizzato dagli Egizi, venne ora interpretato come atteggiamento demoniaco. In quel periodo anche gli animali venivano considerati o benefici o malefici e il gatto rientrava nella seconda categoria, tanto che nel 1233 una bolla di Papa Gregorio IX lo considerò come manifestazione sulla terra di Belzebù.
E’ tipica di quest’epoca la superstizione secondo la quale i gatti, specialmente se neri, porterebbero sfortuna.
La persecuzione dei gatti, che sovente finivano al rogo insieme alle streghe, si protrasse per oltre quattro secoli e causò una drastica riduzione del loro numero.
La popolazione dei topi invece aumentò in modo incredibile, rendendosi in parte responsabile, attraverso le sue pulci, vere vettrici della malattia, del diffondersi della cosiddetta peste nera, che colpì l’Europa tra il 1348 e il 1353 e causò la scomparsa di circa un terzo degli abitanti.
Probabilmente l’uomo ebbe allora ben modo di rendersi conto dell’utilità del gatto ed infatti è già dal 1400 che ebbe inizio, chiamiamola così, la riabilitazione del piccolo felino.
In verità molte superstizioni sopravvissero ancora a lungo, così come ancora per lungo tempo tra la maggioranza della popolazione il gatto non godette di particolare considerazione.
Tuttavia alcuni scrittori amanti dei gatti cominciarono a prendere ispirazione da loro, Leonardo dedicò alcuni suoi studi al comportamento del piccolo felino, lasciandoci magnifici disegni, il gatto cominciò ad apparire, quasi sempre nella sua veste di cacciatore, in qualche opera artistica e conquistò un suo spazio presso alcune comunità religiose.
La strada, poi, cominciò a spianarsi velocemente, per il gatto, nel secolo XVIII, grazie alla evoluzione illuministica delle idee in campo religioso, filosofico, politico e scientifico, un’evoluzione che combatté tutte le superstizioni e contribuì a restituire al piccolo felino la valorizzazione precedentemente persa.
Così, dapprima nelle città e nelle famiglie di cultura più elevata e in seguito, soprattutto a partire dal 1800 grazie alla maggior diffusione del benessere e conseguentemente della cultura, tra tutta la popolazione, l’uomo si lasciò riavvicinare dal gatto. Anzi, quest’ultimo acquisì addirittura una nuova professione, quella di animale da compagnia, destinata a volte a diventare il suo unico impegno e a volte, ad esempio nelle campagne, ad aggiungersi alla sua classica professione di cacciatore di topi.
Il XIX fu anche il secolo che vide l’organizzazione delle prime esposizioni feline: la prima si tenne a Londra, precisamente al Crystal Palace, il 13 luglio 1871.
Da allora, per il piccolo felino, la strada si presentò tutta in discesa.
L’uomo lo accolse sempre più nelle case, si dedicò con passione al suo allevamento, gli scrittori si ispirarono a lui per racconti e poesie, gli artisti lo ritrassero in innumerevoli opere e le mostre feline si diffusero sempre più, la prima in Italia si tenne nel 1935 a Torino.

Le attenzioni verso il gatto calarono un po’ durante il periodo del secondo conflitto mondiale, quando gli uomini erano naturalmente assillati da altre gravi preoccupazioni, ma ripresero immediatamente dopo.
Oggi, ancora una volta, il gatto ha pienamente conquistato un posto d’onore accanto all’uomo.
Certo non è più divinizzato come nell’antico Egitto, ma accolto e accudito con amore in tante case, i gatti che vivono accanto agli italiani, ad esempio, sono circa sette milioni e mezzo.
Inoltre si è perfettamente adeguato ai tempi, tanto che i filmati su You Tube che lo riguardano ammontano ad oltre due milioni e il web vanta le sue celebrità feline, come Grumpy Cat, il gatto col broncio e Simon’s Cat, che intrattiene il pubblico con le sue divertenti vignette.
Infine in molti Paesi al gatto è stata dedicata una festa: in Giappone si celebra il 22 febbraio, in Russia il 1° marzo, negli Stati Uniti il 29 ottobre, in Italia è dal 1990 che si celebra il 17 febbraio e la data è risultata da un sondaggio promosso da “Tuttogatto”, una rivista interamente dedicata al piccolo felino. Anzi, le feste in Italia sono addirittura due, infatti il 17 novembre ricorre la festa del gatto nero, che ha soprattutto lo scopo di sfatare la superstizione che lo vuole portatore di sfortuna.
La Giornata Mondiale del gatto è invece fissata l’8 agosto ed è nata nel 2002 per iniziativa dell’IFAW (International Fund for Animal Welfare) e di altre organizzazioni impegnate nella tutela dei piccoli felini.